La stanza, molto accogliente e confortevole, è situata a Villa il Mandorlo, nelle bellissime colline di Firenze, immersa nel verde e dotata di grande tranquillità, per gli amanti dello stile rustico delle case coloniche toscane.
La nostra fantastica ubicazione permette di risiedere nel mezzo della campagna toscana, una delle più belle del mondo, e nel contempo di raggiungere comodamente (tramvia a 5 min in auto) il centro storico di Firenze (20 min), con le sue meraviglie artistiche.
La camera ospita fino a quattro persone con possibilità di avere letti singoli o matrimoniali completi di biancheria e coperte. Il bagno è spazioso e accogliente, con vasca.
La colazione, se richiesta, viene servita nell'ampio loggiato panoramico della Villa e, in inverno, nella bella sala del caminetto. Durante il soggiorno viene offerta una porzione di uliveto attrezzata
per rilassarsi, prendere il sole e godersi l’aria fresca delle colline fiorentine.
Nel nostro alloggio è disponibile un posto macchina GRATUITO nel parcheggio della proprietà.
OFFIAMO, ALL'ARRIVO DEGLI OSPITI, LA CENA DI BENVENUTO, SE RICHIESTA, A BASE DI PIATTI TIPICI TOSCANI AL PREZZO SPECIALE DI 10 EURO A PERSONA TUTTO COMPRESO.
A cinque minuti a piedi dalla Villa, è possibile raggiungere un'ottima pizzeria con terrazza panoramica e un ristorantino con stuzzichini locali e buon vino.
Nei dintorni è possibile ammirare Fattorie con vendita di olio e vino locale e monumenti di interesse storico quali Il Castello dell'Acciaiolo, la Villa di Castelpulci, Il parco di Poggio Valicaia, l'Abbazia di Badia a Settimo, la Villa di Bellosguardo dimora del famoso tenore Caruso.
San Martino alla Palma è un paradiso nel verde delle splendide campagne fiorentine. Adatto a chiunque ami la vita, in particolare a chi piace la natura e chi si vuole godere un pò di tranquillità, assaggiare del buon cibo, vino e olio toscano della migliore qualità.

Person to contact

Maria Chiara Matticari

Features accommodation

Floor area mq: 16
Number of rooms: 2
Bedrooms: 1
Sleeps: 4
Type of rooms: single, double, double uso single, triple, quad, double bedroom
Number of additional beds: 0
Number of bathrooms: 1
Minimum stay: 1 night
Minimum number of people: 1

Modulo richiesta informazioni al gestore della struttura turistica

  holiday homesdeliziosa stanza privata a villa il mandorlo.

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Luoghi di interesse nel raggio di 50 km dalla struttura turistica

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Events » Exhibits

Room facilities

  • Bagno
  • Connessione internet (Wi - Fi)
  • Scrivania
  • Tv

Accommodation services

  • Animali domestici ammessi
  • Connessione internet (Wi - Fi)
  • Navetta per aeroporto
  • Parcheggio

Nearby Services

  • Banca
  • Chiesa
  • Farmacia
  • Market

Prices & Services

Minimum Price € 55,00
Maximum Price € 85,00




Notes on Prices

Room facilities

  • Bathroom
  • Wi - Fi
  • Desk
  • Tv

Accommodation services

  • Pets allowed
  • Wi - Fi
  • Airport Shuttle
  • Parking

Nearby Services

  • Bank
  • Minster
  • Drug store
  • Market

Culture & History

la villa di castel pulci

la villa di castel pulci

Castel Pulci, il cui nucleo originario risale al XIII sec., domina, con il suo imponente aspetto, tutta la vallata dell'Arno tra Scandicci e Lastra a Signa: da sempre ha rappresentato un punto di riferimento per tutti coloro che si dirigevano verso Firenze, insieme alla millenaria Abbazia di Badia a Settimo, poco distante.
Anche Leonardo da Vinci indicò Castel Pulci nel Codice di Madrid e Giorgio Vasari il Giovane raffigurò in pianta la villa dei Soderini, costruita nel '500 accanto all'antico castello dei Pulci.
Sorto come nucleo fortificato in epoca medioevale e ampliatosi durante i secoli, il complesso comprende oggi i corpi della villa settecentesca e dell' Oratorio di Sant'Jacopo con i preziosi affreschi di Grifo di Tancredi raffiguranti le Storie di Santa Caterina d'Alessandria (fine sec. XIII), purtroppo tuttora non visitabili, se non dopo un nuovo intervento di restauro.


Il passaggio da 'palatium' a 'villa' avvenne nella prima metà del XVI sec. sotto il vescovo di Volterra, il cardinale Francesco Soderini, che fece eseguire un primo ampliamento, probabilmente all'artista fiorentino Benedetto da Rovezzano.

Fu però solo dopo il passaggio di proprietà alla famiglia Riccardi (1590) che la villa acquistò l'aspetto e le dimensioni attuali, con l'ingresso sul fronte settentrionale e il collegamento alla Via Pisana.Sono di quel periodo, infatti, la realizzazione dello scenografico viale di cipressi, detto il "Viottolone", da cui la località prende il nome, ad opera dell'architetto Giuliano Ciaccheri e la costruzione dell'attuale grande villa barocca su progetto dell'ingegnere Gioacchino Fortini. Dopo la morte del marchese Cosimo (1751), committente dei lavori più importanti, Castel Pulci condivise le fasi del declino dei Riccardi, che, legati ai Medici, dopo aver raggiunto a Firenze un rango principesco testimoniato dal loro mecenatismo, dalle feste memorabili, dall'acquisto di innumerevoli opere d'arte, gioielli e preziosi arredi per le varie tenute di città e di campagna, non riuscirono più a sostenere quel tenore di vita.
Nel 1847, con l'estinzione della famiglia Riccardi, Castel Pulci, ormai priva di ogni arredo e ornamento, fu definitivamente alienata e divenne proprietà del Demanio pubblico. Per la salubrità del luogo e la ricchezza d'acque fu data in affitto all'Istituto fiorentino della Ss.Annunziata e destinata a "ricovero dei dementi", per risolvere i problemi di spazio dell'Ospedale di Santa Maria Nuova. Castel Pulci rimase con tale destinazione fino al 1973.
Fra i suoi ospiti vi fu anche il poeta dei Canti Orfici, Dino Campana, ricoverato qui per 14 anni, dal 1918 fino alla morte, avvenuta il 1° marzo 1932. Le sue spoglie riposano nella Chiesa di San Salvatore e San Lorenzo presso l'Abbazia di Badia a Settimo.
Oggi, dopo oltre trenta anni di chiusura e le alterne vicende che si sono susseguite per definirne una nuova destinazione d'uso, la Villa di Castel Pulci è stata completamente restaurata e adibita a polo formativo. Grazie ad un accordo sottoscritto tra il Ministero di Grazia e Giustizia, Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze e il Comune di Scandicci dal 2012 è sede della Scuola Superiore della Magistratura.

Sports & nature

il parco di poggio valicaia

il parco di poggio valicaia

Un Parco, donazione di Cesare Marchi, appoggiato su un crinale di macigno, con un lato scende sulla piana fiorentina e con l’altro sulla Val di Pesa. Boschi, macchia mediterranea, olivi e prati in un ambiente che lascia la sensazione, ancora piena di valore, di “selvaggio”. Una sensazione che, quando vissuta in solitudine, ci ricorda da una parte la nostra fragilità e dall’altra la nostra grande capacità di cogliere la bellezza e goderne. Boschi di macchia mediterranea, sul versante sud di specie più termofile come le roverelle, i cisti, la tignamica, e su quello nord di specie meno termofile come i cerri, qualche sporadico castagno e aceri. Ornielli, lecci, pini, corbezzoli, un po’ a macchia d’olio si sentono a proprio agio ovunque. Molti animali hanno visitato questo parco e alcuni si vedono ancora. oltre a tassi, puzzole, donnole, volpi e cinghiali, ultimamente abbiamo avvistato anche tre caprioli. Poi rapaci, aironi, picchio verde, merli insieme a vipere, biacchi, orbettini e via verso le specie più numerose come gli insetti degnamente rappresentati da cervi volanti e rinoceronti.
Esiste una buona presenza di sentieri che possono coprire il perimetro del parco come per il sentiero panoramica percorribile in circa 50 minuti per 3 km di lunghezza con dislivelli di 70 metri e quello che conduce prima all’area pic nic e poi al laghetto. La presenza di un’area pic nic attrezzata con due ampi bracieri e tavoli può accogliere molte persone che non mancano nei festivi di buona stagione. Molte le iniziative curate dalla nostra Associazione che gestisce questa risorsa pubblica grazie ad un bando pubblico vinto nel 2010. Questo Parco è un dono, un atto d’amore. piccolo e bello...

Culture & History

abbazia di badia a settimo

abbazia di badia a settimo


L'Abbazia, uno dei monumenti più importanti del patrimonio nazionale, collocata nei pressi del fiume a circa 7 miglia dal centro di Firenze, ai confini con Lastra a Signa, fu fondata verso la fine del primo millennio su iniziativa della famiglia feudale dei conti Cadolingi, signori di Borgonuovo (l'odierno Fucecchio), ma una forma di presenza monastica esisteva in quel luogo fin dalla tarda epoca longobarda, in un'isola fra gli acquitrini, un tempo sede di culto pagano. Nell'epoca romanica i Cadolingi vi chiamarono i monaci Cluniacensi dalla Francia e nell'XI sec. vi fu la presenza dei Vallombrosani di S.Giovanni Gualberto richiesti da Guglielmo detto Bulgaro della famiglia dei Cadolingi, feudatari della zona. Fu proprio sotto l'abbaziato del Gualberto che si svolse la famosa "Prova del Fuoco" di Pietro Igneo (13 febbraio 1068), che decretò la sconfitta della simonia e l'affermazione della linea riformista del papato di Gregorio VII, (lldebrando da Soana).

L'Abbazia raggiunse il massimo splendore nei secoli XIII-XVII per opera dei monaci cistercensi provenienti da San Galgano di Siena, ai quali il pontefice Gregorio IX l'aveva affidata fin dal 1236. Da Settimo essi diffusero in tutta l'area fiorentina la loro conoscenza in ogni campo del sapere e dell'attività umana, secondo il più genuino stile benedettino, portando nella zona anche i primi tratti della nascente architettura gotica. Gli abati di Settimo furono dei principi feudali illuminati e dei mecenati senza precedenti, promuovendo le arti ed i mestieri e intrecciando legami importanti sia religiosi sia economici in ambito europeo, e in particolare con la Repubblica Fiorentina, dalla quale per secoli i Cistercensi ebbero in custodia il Sigillo e l'Amministrazione del Tesoro.
Nel XIV sec. il monastero fu munito di possenti fortificazioni proprio con il contributo del Comune di Firenze, che lo riteneva punto strategico e snodo fondamentale fra la via Pisana, l'Asse Cadolingio della Francigena e l'Arno, fiume allora navigabile, su cui transitavano i beni necessari per la città. Fondamentale fu infatti l'opera dei monaci per la regimazione ed il controllo delle acque e il loro sfruttamento economico, e per la bonifica e messa a coltura di tutta la piana a sud-ovest di Firenze, compresa la forestazione di Monte Morello.
L'Abbazia attraversò momenti di decadenza a cavallo di vari periodi storici, subendo anche spaventosi assedi, come quello dei Lanzichenecchi di Carlo V alla fine del 1529, (gli imperiali dopo tanto assedio entreranno in Firenze il 12 agosto 1530), ritrovando sempre però la capacità di generare arte e cultura.

Nel 1783, l'infausta soppressione operaia dal Granduca Pietro Leopoldo, in pieno clima pre rivoluzionario e di ostilità all'esperienza monastica, decretò lo smembramento in due proprietà del complesso monumentale e la vendita ai privati di quasi due terzi del monastero e di tutte le terre, l'esilio del monaci, con la conseguente dispersione di un patrimonio artistico immenso ed il trasferimento degli archivi in altre sedi. Le parte nord-orientale incorporò nel titolo abbaziale di S. Salvatore anche quello parrocchiale di S. Lorenzo e ricadde sotto la potestà dell'arcivescovo di Firenze che da allora ne nominò i priori. La parte sud-occidentale fu trasformata in fattoria e come tale fu utilizzata dai proprietari privati fino agli anni 80 del XX secolo.
Nel primo decennio del 1900 il Ministero dei Beni Culturali aveva iniziato ad effettuare alcuni interventi dl restauro nella speranza di una valorizzazione unitaria, ma la cosa non ebbe seguito a causa del precipitare della situazione internazionale, con la Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra vi fu una parziale ricostruzione di parti importanti degli edifici abbaziali andati distrutti, di cui sono ancora visibili i segni, insieme a quelli della devastazione procurata dall'alluvione del 1966.
Sotto la responsabilità dell'attuale priore, Don Carlo Maurizi, tutta la parte di proprietà ecclesiastica ora visibile è stata sottoposta a un accurato lavoro di recupero e restauro.
La chiesa, restaurata interamente nel 1998, più volte adattata dai monaci alle esigenze delle varie epoche, porta i segni delle evoluzioni di tutti gli stili - romanico, gotico, rinascimentale, barocco - sia nelle strutture interne sia nella facciata e nelle pareti esterne. Le mura fortificate del lato nord-est, riportare ai livelli di calpestio originario del XIV sec. testimoniano l'importanza strategica dell'abbazia, uno dei pochi esempi in Italia di monastero fortezza. E' possibile compiere tutto il percorso dei fossati e soprattutto vedere i resti del torrione nord, con il ponte in laterizio perfettamente conservato e la porta collegata al ponte levatoio ricostruito secondo gli schemi della carpenteria dell'epoca.

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